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Non ho voglia di fare niente. Perché?

Tempo di lettura: 4 minuti

Cosa vuol dire non avere voglia di fare niente?

Cosa implica?

È proprio negativo quando accade?

Nell’articolo di oggi meditiamo un po’ sulla voglia di fare o di non fare e cerchiamo di capire meglio se, quando accade, devi  preoccuparti o se puoi considerarlo normale.

La prima cosa da fare, a mio parere, è distinguere tra non avere voglia di fare niente in modo temporaneo oppure se è una condizione costante, permanente.

Quando non si ha voglia di fare niente in modo costante, cioè per gran parte della giornata e per più giorni, settimane o addirittura mesi ecco che allora ci potrebbero essere degli elementi da ricondurre all’apatia che può assumere le caratteristiche di una patologia psicologica.

L’apatia, termine che vuol dire assenza di pathos, di passione, entusiasmo, è uno stato d’indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza nei confronti della realtà esterna e dell’agire pratico (Treccani) che richiede un approccio terapeutico appropriato.

Oggi tuttavia voglio parlare di quella voglia di fare niente che può essere considerata temporanea e perfino piacevole.

1. Non avere voglia di fare niente

Nella storia ci sono diversi personaggi che hanno fatto riferimento al cosiddetto dolce far niente.

Gli antichi romani, per esempio, amavano l’otium, cioè l’ozio a cui dedicavano periodicamente del tempo per distrarsi.

Ne ha parlato Plinio in alcuni suoi scritti e perfino Dante Alighieri.

Dunque ci sono almeno due esempi del non avere voglia di fare niente legati a:

  • necessità
  • scelta consapevole

Nel primo caso, può capitare di non avere voglia di fare niente perché sei semplicemente stanco, hai cioè esaurito le energie per esserti dedicato troppo intensamente a svolgere un compito o a lavorare troppo e hai perciò bisogno di recuperare le forze.

In tal caso è buona norma comprendere nelle proprie giornate sia lavoro che tempo libero.

Ciò al fine di evitare di sovraccaricarti di troppo stress e rischiare perfino il cosiddetto burnout a cui vanno incontro quelli che in particolare lavorano nel campo dell’assistenza alle persone, come medici e infermieri.

Chi invece ha una buona consapevolezza di se stesso, dei segnali che il corpo gli trasmette, sa quando è necessario scegliere di non fare niente.

Il concetto del non fare niente può essere tuttavia inteso, non tanto come totale immobilità psico fisica, ma come spostamento dell’attenzione dai compiti abituali a qualcosa di completamente diverso.

2. Il processo creativo

Questo metodo è quello che favorisce peraltro il cosiddetto processo creativo come sostiene lo psicologo americano John Bargh.

Per stimolare la creatività bisogna cioè iniziare con un impegno della mente cosciente, fare in pratica qualcosa, come studiare, essendo coscienti di farlo.

Poi però è necessario interrompere quell’attività e dedicarsi a qualcosa di completamente diverso che distragga del tutto l’attenzione.

In questo modo si affida infatti il compito alla mente inconscia.

È come se si dicesse appunto all’inconscio ora occupatene tu.

Il processo creativo si completa quando, all’improvviso, la mente inconscia, dopo aver lavorato in silenzio, ci presenta i risultati, cioè le intuizioni.

Come accadde per esempio ad Archimede quando, mentre si rilassava nella vasca da bagno, esclamò la fatidica Eureka!  nel momento in cui ebbe la giusta intuizione sul principio di galleggiamento.

Ecco perché, per sfruttare al meglio le potenzialità della mente, bisognerebbe alternare momenti di impegno a periodi di riposo durante i quali scegliamo appunto di non avere voglia di fare niente.

Tutto questo accade quando, in genere, abbiamo degli obiettivi da perseguire per il raggiungimento dei quali produciamo un certo sforzo che genera la quantità giusta di stress.

Quando invece non abbiamo obiettivi o peggio non siamo nemmeno consapevoli dei nostri desideri ecco che le giornate possono trascorrere in modo come si suol dire apatico.

Essere apatici può significare svolgere i soliti compiti di studio o di lavoro senza essere motivati a farlo perché quello che facciamo non ci entusiasma.

Nella versione peggiore, passiamo intere giornate davanti alla televisione guardando programmi che di fatto spengono il cervello e ci alziamo soltanto per mangiare o andare a dormire.

Il guaio è che meno facciamo e meno abbiamo voglia di fare.

Per evitare di cadere in questa trappola è necessario prima di tutto guardarsi dentro per capire cosa invece ci procurerebbe piacevoli emozioni e ci farebbe sentire attivi e gratificati.

3. Obiettivi da raggiungere

Basta scrivere e tenere aggiornato un elenco di quello che ci piace fare dal quale scegliere le cose più importanti da far diventare veri obiettivi da raggiungere.

Se percepisci il compito da svolgere troppo faticoso o impegnativo per il tuo stato attuale, comincia dalle piccole cose, purché cominci. Col tempo riuscirai ad occuparti di compiti che richiedono maggiore impegno che sarai pronto ad affrontare meglio e creerai delle utili e buone abitudini grazie alle quali farai più cose in modo automatico senza doverci più pensare.

Ti potrebbe perfino capitare di entrare nel flusso, o esperienza ottimale, ovvero quella condizione nella quale sei talmente coinvolto da quello che fai da non accorgerti del tempo che passa.

Come vedi non avere voglia di fare niente può assumere diversi significati e può tradursi in diverse maniere.

C’è chi si lascia andare stancamente al totale immobilismo con inevitabili conseguenze negative sull’umore e sulla motivazione a fare qualcosa.

Altri invece interpretano il non voler fare niente come un piacevole momento di pausa e distrazione da compiti stimolanti ma che, dopo un po’, richiedono il necessario riposo per poi ripartire più forti e motivati di prima.

Sono queste ultime le persone che riescono a interpretare la vita nel modo migliore, cioè quello che ti porta a vivere sempre nuove esperienze, a imparare nuove cose così da crearti una base di partenza sempre più solida verso nuove sfide e nuove e più intense gratificazioni.

È vero che ciascuno può vivere la propria vita come crede, anche se poi bisognerebbe meditare su cosa vuol dire vivere la vita.

Ma questo è un argomento di cui parleremo in maniera approfondita in un prossimo articolo.

Mappa mentale non avere voglia di fare niente
Mappa mentale articolo

Bibliografia

Bear, M.F., Connors, B.W., Paradiso, M.A., Neuroscienze – esplorando il cervello, 2012, Elsevier

Vargiu, G., Le onde del successo, 2023, Youcanprint 

Bargh, J., A tua insaputa, 2018, Torino, Boringhieri

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