Comunicare è solo dire?

Tempo di lettura: 6 minuti

Articolo aggiornato il 5 Luglio 2022

Glielo hai detto o comunicatoPerché? Non è lo stesso? Beh, non proprio. Comunicare è qualcosa di più, molto di più di parlare. Oggi ti dico la mia sul vero significato di comunicare, i tanti e diversi tipi di comunicazione e poi, vedrai, lo farai in maniera diversa, più efficace e consapevole.

Te l’ho detto, ma tu non capisci

Ti sarà capitato di dire o sentire qualcosa di simile. È quello che capita spesso al lavoro o in famiglia.

Pensi di aver espresso chiaramente ciò che volevi, ma il tuo interlocutore non reagisce come avevi previsto.

 

1. Richard Bandler

 

Richard Bandler, cocreatore della PNL, afferma che uno dei presupposti della Programmazione Neuro Linguistica è che

 

Il significato della tua comunicazione è dato dal risultato che ottieni.

 

La comunicazione è una cosa complessa, ci sono cioè vari tipi di comunicazione oltre quella verbale ed è pertanto necessario curare diversi aspetti per comunicare in maniera efficace.

Un classico modello di comunicazione, elaborato da Shannon,  considera che essa abbia:

Claude Shannon
Claude Shannon
  • origine da una fonte  che elabora
  • un messaggio, codificandolo in un certo modo, e
  • lo trasmetta, attraverso un mezzo,
  • a un destinatarioQuest’ultimo prima lo decodifica, poi
  • lo riceve e, infine, manifesta un comportamento che, per il destinatario, è
  • un feedback, cioè quello che gli ritorna come risultato per ciò che ha comunicato.
Modello comunicazione Shannon
Modello comunicazione Shannon

Vediamo allora di capire un po’ meglio cosa vuol dire comunicare.

 

2. Comunicare: significato

 

Già le origini della parola comunicare ti possono dare una prima importante indicazione. Dal Latino, infatti, Cum (Con) munire (legare), comunicare vuol dire collegare, mettere in contatto due o più interlocutori i quali, reciprocamente, si scambiano messaggi in vario modo. 

 

Comunicare: sinonimo

 

Molti sono infatti i sinonimi di comunicare quali annunciare, divulgare, diffondere, palesare, partecipare, propagare, propalare, riferire, rivelare, trasmettere (Treccani)

 

3. Comunicazione verbale e Non Verbale

 

Quale che sia il termine utilizzato per comunicare quello che avviene è proprio un collegamento tra persone che si può realizzare tuttavia in molti modi.

Devi prendere in considerazione perciò i diversi tipi di comunicazione ovvero:

 

  • Verbale cioè attraverso le parole che usi
  • Non Verbale ovvero tutto quello che comunichi agli altri senza usare le parole

 

In definitiva, anche se taci, comunichi sempre qualcosa.

 

4. Watzlawick

 

Paul Watzlawicknoto psicologo austriaco, naturalizzato  statunitense e grande esperto di comunicazione,

Paul Watzlawick
Paul Watzlawick

nel suo famoso libro Pragmatica della comunicazione umanane descrive i 5 assiomi, il primo dei quali è appunto:

Non si può non comunicare

Cioè? E se non parlo come gliele dico le cose?

 

5. Comunicare le emozioni: le percentuali di Mehrabian

Albert Mehrabian
Albert Mehrabian

Dipende. Puoi collegarti e comunicare alle persone tante cose per le quali a volte non servono le parole, anzi. Albert Mehrabian (Psicologo statunitense) dimostrò scientificamente che, per comunicare in particolare sentimenti e atteggiamenti,

 

  • le parole hanno un peso soltanto del 7%,
  • il Paraverbale il 38 % e
  • il Non Verbale addirittura il 55 %.

 

Cosa si intende allora per comunicazione paraverbale e non verbale?

 

Comunicazione paraverbale

 

Ti amo, sei la persona più importante per me può trasmettere i tuoi sentimenti in modo più coinvolgente se glielo dici, per esempio:

  • abbassando il volume (a meno che non sei in discoteca),
  • parlando lentamente
  • usando un tono grave e discendente piuttosto che gridarglielo con un tono da bambino isterico.

 

Comunicazione non verbale

 

Se ti avvicini a meno di un metro, la guardi negli occhi e respiri con calma avrai maggiori probabilità di farle battere il cuore invece di rimanere dall’altra parte della stanza, guardare l’orologio e respirare affannosamente.

Ci sono tuttavia altri aspetti molto particolari che riguardano la comunicazione non verbale dei quali a volte non siamo consapevoli come:

 

  • la prossemica
  • la cronemica

 

Prossemica

 

La cosiddetta Prossemica, (dall’inglese proximity, prossimità), per esempio, riguarda il significato che attribuisci al comportamento di qualcuno relativamente alla distanza che mantiene da te.

Se, per esempio, qualcuno per strada ti viene incontro, il tuo stato di allarme aumenta col diminuire della distanza.

E quindi, se ti si avvicina troppo, anche se non lo conosci o non sai il motivo per il quale si sta avvicinando, attivi i meccanismi di reazione (gli meni) o fuga (corri). Esistono, per ciascuno di noi, distanze più o meno precise corrispondenti a uno specifico significato che gli attribuiamo inconsciamente.

 

Prossemica: le distanze

 

A seconda dello spazio che ci separa dall’altra persona la distanza è:

 

  • pubblica, oltre i 5 metri,
  • sociale, fra 1,2  e i 3/5 metri,
  • personale, tra 45 cm e 1,2 metri,
  • intima, tra 15 e 45 cm

 

Cronemica

 

Così come la distanza anche la velocità con la quale una persona si muove facendo le cose, cioè la Cronemica, ti comunica qualcosa.

Se, per esempio, vedi uno che si muove con calma, facendo quello che deve fare senza affannarsi penserai che è una persona sicura di sé, che sa dominarsi oppure, se esagera, che è un bradipo.

Di contro una persona che si muove frettolosamente, facendo tre cose insieme e non si accorge di quello che gli sta succedendo intorno, probabilmente ti trasmetterà un po’ d’ansia o forse energia.

Insomma, in un modo o nell’altro, verbale o non verbale, comunichiamo sempre qualcosa agli altri, anche nel modo di vestire.

 

L’abito non fa il monaco

Spesso sentiamo dire che l’abito non fa il monaco.

E tu cosa ne pensi?

Se, per esempio, ti si avvicina un barbone, con i vestiti logori, tutto sudicio e che emana un odore sgradevole sei disposto a dargli credito? Probabilmente no.

I tuoi schemi mentali te lo impedirebbero. Il suo aspetto esteriore, l’abbigliamento, ti sta comunicando dei dati che, confrontati con quelli che hai in memoria, ti predispongono a farti un’idea di lui come persona poco raccomandabile.

Il che forse è vero e allora, in questo caso, lo schema mentale ti ha aiutato a decidere velocemente di allontanarti da lui.

E se invece quell’uomo fosse un burlone, pieno di soldi, che si sta divertendo a testare il comportamento delle persone? Come puoi escluderlo?

 

Sistema olfattivo

 

Anche i segnali che percepisci con il tuo sistema olfattivo, cioè odori buoni o cattivi ti comunicano qualcosa che ti stimola a fare considerazioni.

Quando senti un odore di… cipolle, per esempio, ti guardi intorno per capire chi è che non si è lavato o se stai passando semplicemente vicino a un kebabbaro.

Nel primo caso, la persona che hai individuato ti comunica che non va’ molto d’accordo con l’acqua oppure che ha una qualche disfunzione alle ghiandole sudoripare.

D’altro canto un buon profumo di Chanel addosso a una bella donna contribuisce a rievocare in te particolari istinti che ti fanno voltare immediatamente, salvo accorgerti poi che la donna che lo emana non è altrettanto affascinante.

Questa volta l’informazione sensoriale olfattiva ha richiamato sigh! lo schema mentale sbagliato.

 

6. Comunicazione verbale

 

E le parole?

Certo, il linguaggio parlato riveste, al pari di quello non parlato, un’importanza cruciale.

Le parole, infatti, evocano immagini alle quali attribuisci un tuo significato (Memoria semantica) in relazione al quale generi comportamenti.

 

Programmare la mente

 

La PNL, Programmazione Neuro Linguisticaattribuisce al linguaggio il potere di programmare la mente delle persone, in un modo o nell’altro, buono o cattivo, proprio come si programma un computer.

Ed è inevitabile che accada, sia che lo si faccia in maniera consapevole, avendo la conoscenza dei numerosi meccanismi per gestire una comunicazione efficace, o inconsapevole.

Lo facciamo sempre e comunque, ogni giorno, con chiunque parliamo.

Quando, per esempio, dici a tuo figlio di usare le posate per mangiare, stai fornendo precise istruzioni al suo cervello, lo stai programmando, affinché impari a farlo.

Allo stesso modo, se usi parole inappropriate, orienti la mente del tuo interlocutore in una direzione diversa da quella che desideravi.

 

Negazione

 

Un esempio tra tanti, l’uso della negazione. Il cervello in realtà non la riconosce, quindi se dici a tuo figlio di non infilarsi le dita nel naso, gli hai spedito il messaggio inconscio di farlo. Questo perché le tue parole inizialmente hanno richiamato nella sua mente l’immagine di sé stesso mentre lo fa.

Dunque l’alternativa linguistica per ottenere quello che vuoi è usare sempre frasi positive come, nello specifico,

Tesoro, usa il fazzoletto per soffiarti il naso.

 

7. Lingua italiana dei segni

 

Voglio completare questa carrellata sui diversi tipi di comunicazione con un cenno alla lingua dei segni ossia il linguaggio utilizzato dai sordi.

Così come per la lingua parlata anche il linguaggio gestuale ha la sua corrispondente nazionalità e quindi in Italia, per esempio, abbiamo la lingua italiana dei segni (LIS).

Dal punto di vista cognitivo sfrutta le stesse aree cerebrali e risponde agli stessi principi e condizioni per l’apprendimento e, in particolare, l’essere esposto a quella lingua. Inoltre si avvale di ogni possibilità concessa dall’uso delle mani, delle espressioni facciali, i movimenti labiali e della postura.

Si può semplicemente parlare o perfino recitare poesie utilizzando differenti micromovimenti che, all’occhio dell’inesperto, non sono nemmeno percepiti. E’ un mondo comunicativo affascinante, nato in epoca relativamente recente, che ha restituito alle persone prive dell’uso dell’apparato fonoarticolatorio la possibilità di esprimersi come chiunque, anche se attraverso un’altra…lingua.

Per sfruttare ogni tipo di informazione che ti arriva dalle parole, dal modo come sono pronunciate, dalla gestualità e goderne i vantaggi è necessario inoltre orientare l’attenzione sul tuo interlocutore e dedicargli, completamente, il tempo che trascorri con lui a…comunicare.

Sono certo, lo apprezzerete entrambi.

Dunque, per collegarsi agli altri puoi utilizzare, come vedi, diversi tipi di comunicazione oltre quella verbale. Essere consapevole di questo ti consentirà di avere molte possibilità di esprimere il tuo messaggio ed essere così più efficace così da suscitare negli altri la risposta che ti aspetti e ottenere i risultati che desideri.

 

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti.

Mappa mentale articolo Comunicare parlare
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Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti. Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista.

 

Bibliografia

 

Watzlawick, P., Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, 1997, Astrolabio

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9 Settembre 2018
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Antonio Civile

Risposta da Giuseppe Vargiu - SinaPsiCoaching

Grazie a te Antonio per il tuo feedback puntuale e sempre gradito. Pensa che mentre scrivevo l’articolo mi sono riproposto di curare, negli esempi, anche la par condicio come potrai notare nel prossimo articolo.

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