Stereotipi si, Stereotipi no

Tempo di lettura: 7 minuti

Articolo aggiornato il 23 Maggio 2022

Il significato di stereotipo, cosa è, come funziona, quale è la sua utilità e quali gli svantaggi.

Lui è certamente come tutti gli altri.

Ne sei proprio sicura?

Usare gli stereotipi è sicuramente più semplice e sbrigativo, spesso anche utile ed efficace. Altre volte può essere necessario investire qualche risorsa in più per approfondire la conoscenza di una persona ed evitare di commettere errori di valutazione.

Continuando a leggere, scoprirai cos’è uno stereotipo, come organizzi mentalmente le tue esperienze, le conoscenze e capirai quanto può essere importante spesso andare oltre la prima impressione, anche senza stressarti troppo.

1. Stereotipo: significato

Partiamo come di consueto dal significato del termine stereotipo il quale deriva dal greco στερεο, cioè stereo ed è riferibile a ciò che è fermo, solido o meglio rigido nello specifico (Treccani, 2022).

In pratica si potrebbe definire lo stereotipo come uno schema, un modello convenzionale di atteggiamento, di discorso o di pensiero quando si dice, per esempio, ragionare per stereotipi.

La psicologia sociale ritiene lo stereotipo un’opinione precostituita, generalizzata e semplicistica che si costruisce nella mente in modo meccanico, automatico senza una attenta valutazione personale.

Lo stereotipo, stereotype per gli inglesi e cliché per i francesi, può riguardare sia le persone (stereotipi individuali o sociali), ma anche situazioni o avvenimenti.

Ma come si forma uno stereotipo?

Vediamone il processo a cominciare dalla categorizzazione.

2. Categorizzazione

Per spiegarti in modo semplice cosa avviene ti racconto una breve storia.

Hey, dove lo metto questo?

disse trafelato l’autista del furgone parcheggiato nell’area fornitori del Mentefour, il supermarket specializzato in schemi mentali, tenendo sollevato con la mano un poveraccio.

Chi è? – gli rispose l’addetto allo stoccaggio in magazzino.

E che ne so? E’ uno con una faccia da… – ribatté l’autista seccato pensando a tutte le consegne che doveva ancora fare.

Ok, ho capito – interruppe l’addetto, esaminando il tizio sospeso penzoloni e guardandosi intorno per decidere dove smistarlo – portalo nella corsia in fondo a destra, quella degli antipatici.

Ecco, questo è quello che probabilmente succede nella tua mente ogni volta che incontri qualcuno che non hai mai visto.

La questione è che, anche in questo caso, le energie della mente, in particolare della memoria, sono limitate.

La memoria: i limiti

In un altro articolo ti ho raccontato che la memoria di lavoro ha un lavoro pazzesco da fare in pochissimo tempo e con risorse limitate. Per riuscire a smaltire l’enorme quantità di informazioni che gli arrivano dai canali sensoriali, tende a raggrupparle per categorie comuni, proprio come le corsie di un supermercato dove trovi la Nutella in quella con i generi per la colazione e il Coccolino nell’altra con i detersivi.

Questo processo, se da un lato ti aiuta, facendoti risparmiare risorse mentali, con risultati anche accettabili, dall’altro ti espone a clamorose cantonate con annesse figuracce facendoti prendere, come si suol dire, lucciole per lanterne.

A seconda del caso la mente adotta un diverso approccio seguendo:

  • la via periferica
  • la via centrale
  • l’integrazione

La via periferica

Nel primo caso la mente segue un percorso che gli psicologi chiamano della via periferica, come dire la prende alla larga semplificando un po’ tutto, generalizzando alcune caratteristiche e avvalendosi quindi di meccanismi che sono una sorta di scorciatoie, le euristiche.

La via centrale

Nel secondo caso, invece, segue l’altro metodo, la via centrale ovvero va’ dritta al punto, soffermandosi ad analizzare in modo sistematico ogni singolo dettaglio spendendo così molti soldi cerebrali.

È inevitabile perciò che la scelta di una soluzione così costosa presupponga ci siano delle buone ragioni per farla, le quali spesso riguardano l’esigenza di essere rassicurati.

L’integrazione

Alla fine, il più delle volte, nel processo di categorizzazione, la mente non sceglie rigidamente l’una o l’altra via, ma ne segue una terza cioè un’integrazione, un compromesso tra le altre due, la centrale e la periferica.

3. Gli stereotipi

Gli stereotipi sono proprio delle semplificazioni, degli schemi mentali tanto utilizzati da tutti quanto biasimati.

Ci piace infatti, consapevolmente o inconsapevolmente, sfruttarli per ogni cosa, persona o gruppi di persone anche se poi siamo pronti a criticarli ferocemente quando ci colpiscono personalmente o attraverso le persone alle quali teniamo.

Walter Lippman, giornalista e saggista esperto in comunicazione li definì un’immagine semplificata dell’aspetto e del comportamento altrui.

Walter Lippman
Walter Lippman

Quando veniamo al mondo ne siamo sprovvisti, ma cominciamo subito a crearceli a mano a mano che si presentano le opportunità nelle diverse situazioni e contesti sociali ove tendiamo prevalentemente a costruirceli.

Per esempio alcune donne – magari dopo una delusione amorosa – potrebbero pensare che gli uomini siano inaffidabili.

Taluni di questi ultimi, a loro volta, se una donna veste abiti succinti tenderanno ad affermare che sia una poco di buono.

Dopo averne accumulati a sufficienza, gli stereotipi rimangono parcheggiati nella Memoria a Lungo Termine come dei dispositivi tenuti in stand by, in attesa di essere attivati e utilizzati.

Gli stereotipi: come si attivano

Nella Memoria a Breve Termine, e in particolare nella Memoria di Lavoro – quella che smista tutte le informazioni sensoriali in entrata – c’è una specie di sentinella molto molto attenta che le monitorizza ciclicamente ed è pronta a riconoscere gli elementi riconducibili a uno stereotipo.

Quando gli si accende la spia che ne segnala la presenza fa immediatamente una verifica delle risorse mentali disponibili per stabilire se sono:

  • sufficienti
  • insufficienti

Risorse sufficienti

Se le risorse sono sufficienti, la memoria di lavoro si concede un’analisi più approfondita e dettagliata per verificare se la situazione che si è presentata è proprio adattabile allo stereotipo scelto in archivio.

Risorse insufficienti

Se invece le risorse sono scarse, allora non c’è scampo, lo stereotipo si attiva e non lo ferma più nessuno, anzi, la tendenza è quella di esaltarlo e confermarlo anche di più.

Un aneddoto

Una volta un amico mi raccontò di un uomo che viveva nel suo condominio e che incontrava spesso uscendo al mattino andando al lavoro.

E’ pazzesco! – mi disse – Mi incontra, mi guarda negli occhi e non saluta né risponde anche se lo saluto io per primo. E’ odioso e maleducato!

Qualche tempo dopo mi disse: Indovina un po’? L’altra sera sono andato a cena da amici e l’ho incontrato proprio lì. Quello odioso che non saluta. Ci hanno presentati – entrambi abbiamo evitato di dire che ci conoscevamo già – e, pensa un po’, abbiamo chiacchierato amabilmente tutta la sera. E, alla fine, siamo perfino diventati amici e adesso quando ci incontriamo sono tutti sorrisi.

Ciascuno di noi crea i propri stereotipi in base alle esperienze vissute anche se ve sono alcuni comuni a molte persone.

Gli stereotipi comuni: il gatto nero

Uno degli stereotipi più comuni è quello che vuole il gatto nero che ti attraversa la strada un portatore di sfortuna. Capita a volte che alcuni, anche se dicono di non credere in queste cose, preferiscono, non si sa bene perché, cambiare direzione quando vedono un gatto nero davanti.

Non si sa mai – si giustificano.

Ebbene, in proposito si narra, non so quanto sia attendibile la fonte, che questa credenza sia nata quando le strade non erano illuminate dai lampioni a luce led, ma a candele. Ogni giorno, all’approssimarsi dell’alba, un addetto faceva il giro dei lampioni per spegnere la relativa fiammella. Per un po’ quindi nelle strade il buio era totale e capitava così di inciampare su un gatto nero che attraversava, difficilmente visibile per ovvi motivi, e cadere imprecando lunghi distesi.

Da questo sembra sia scaturita la preoccupazione, credo del tutto priva di fondamento, che il gatto nero porti male. E tanto perché sono un curioso, ne ho uno in casa, bellissimo, che mi attraversa ogni giorno, più volte al giorno, la strada senza avermi causato alcuna disgrazia.

Anzi.

Stereotipo gatto

Ci sono poi gli stereotipi tipici legati alla provenienza geografica dei quali sono divertenti quelli che riguardano gli Italiani.

4. Stereotipi italiani

Tanto per fare un po’ di auto ironia che non guasta, gli stereotipi italiani più comuni sono:

  • Sono chiassosi e parlano sempre a voce alta
  • Gesticolano molto quando parlano
  • Amano caffè, pasta e pizza
  • Sono molto fashion, amano vestirsi alla moda
  • Rimangono a lungo attaccatissimi alla mamma, i cosiddetti mammoni
  • Sono degli amiconi, allegri e gioviali
  • Italians do it better, dice uno slogan, secondo il quale gli Italiani…lo farebbero meglio.

Ti riconosci? Dai, ridiamoci sopra.

Gli stereotipi, come vedi, sono modi schematici e generalizzati che spesso ci azzeccano e talvolta no.

Come fare allora la scelta giusta?

Allena il cervello

Un modo per essere pronto ad impegnarti un po’ di più per comprendere meglio è tenere intanto in allenamento il tuo cervello, sottoponendolo periodicamente a situazioni che ti portino ad allontanarti dalla tua condizione di comodo. Quella cioè nella quale ti senti al sicuro, protetto da tutte le cose e/o persone che conosci bene e che ormai sono per te dei sicuri riferimenti.

Magari comincia con cose semplici, tipo… prendi il caffè quando arrivi in ufficio anziché appena sveglio.

Cosa?!!! E questa ti sembra una cosa semplice?

Ops, scusa.

Facciamo che scegli inizialmente qualcosa che ti metta a disagio soltanto un po’ e successivamente incrementare il livello di difficoltà, di volta in volta, fino a che ti sarai abituato a sperimentare nuove situazioni.

Ecco! Potresti provare a bere il caffè comodamente seduto invece che frettolosamente in piedi come fai sempre.

Eh? Che ne pensi? Può andar bene così? OK! Splendido.

Quando sarai diventato bravo, cioè, particolarmente bravo, scegli la persona che ti sta più antipatica e cerca di comprendere perché disapprovi i suoi comportamenti.

In questo modo sperimenterai un presupposto fondamentale della PNL ovvero che

Dietro ogni comportamento c’è sempre una buona intenzione (da parte di chi lo adotta).

Tra le modalità utilizzate dalla mente per funzionare rientra anche quella di avvalersi degli stereotipi cioè degli schemi che, come una sorta di cibo precotto che ti fa risparmiare tempo in cucina, ti aiutano a dare più velocemente un significato a eventi, situazioni, a valutare persone che incontri e adottare i comportamenti più adatti alle circostanze.

Sono utili, spesso essenziali, anche se è bene essere consapevoli che può essere necessario essere pronti ad andare, come si suol dire, oltre le apparenze e scoprire che ciò che si credeva fermamente vero forse non lo è.

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti.

Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti. Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista.

Recensioni

Stereotipi si, Stereotipi no

Rated 5 out of 5
26 Settembre 2019

interessante! sono studente de la lingua italiana, e nella classe abbiamo letto gli stereotipi di italiani…il tuo articolo mi ha piacuto molto.

Avatar per Liliana Luque Anto
Liliana Luque Anto

Risposta da Giuseppe Vargiu - SinaPsiCoaching

Grazie Liliana, ne sono felice ?

Stereotipi si, Stereotipi no

Rated 5 out of 5
21 Settembre 2018

Che bell’articolo. Parli delle nostre teorie implicite, che sono anche al di fuori della nostra consapevolezza. Quanta strada abbiamo da percorrere.

Avatar per Lucia Desantis
Lucia Desantis

Stereotipi si, Stereotipi no

Rated 5 out of 5
21 Settembre 2018
Avatar per Domenico
Domenico

Stereotipi si, Stereotipi no

Rated 5 out of 5
18 Settembre 2018
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umberto

Stereotipi si, Stereotipi no

Rated 5 out of 5
16 Settembre 2018

Grazie Peppe, interessante

Avatar per Gianni mansi
Gianni mansi

Risposta da Giuseppe Vargiu - SinaPsiCoaching

Grazie a te Gianni!

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