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Storytelling, l’arte di narrare

Tempo di lettura: 5 minuti

In questo articolo ti parlerò dello storytelling, il significato e come fare per narrare storie in modo efficace e persuasivo.

1. Storytelling: significato

Per meglio comprendere cos’è lo storytelling può essere utile come sempre capire prima il significato attribuito alla parola.

Storytelling è un termine inglese la cui traduzione è dire, raccontare storie.

Ma cos’è una storia?

Il significato del termine storie può essere riferito a diversi ambiti.

Riguardo allo storytelling può essere inteso come insieme di vicende e avvenimenti, reali o immaginari, personali o relative a un fatto particolare, d’interesse circoscritto, che siano oggetto di un racconto ordinato (Treccani).

2. Cos’è lo storytelling

Riguardo a cosa è lo storytelling, relativamente agli argomenti trattati in questo articolo, può essere meglio riferito alla parola affabulazione ovvero l’arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico.

Raccontare storie, storielle o racconti è stato il principale mezzo con il quale veniva divulgata la conoscenza quando non esisteva ancora il linguaggio e, in particolare, il linguaggio scritto.

Le scoperte archeologiche hanno mostrato che già l’uomo primitivo, che non aveva ancora sviluppato il linguaggio parlato, raccontava storie attraverso i disegni dipinti sulla roccia delle caverne dove viveva.

La conquista del linguaggio poi ha modificato profondamente l’essere umano, in particolare con lo sviluppo della corteccia cerebrale, sede dei più importanti processi cognitivi.

Prima di riuscire a utilizzare il linguaggio scritto, ogni informazione importante da divulgare, affinché rimanesse conservata nella memoria, era trasferita attraverso il linguaggio parlato e, in particolare, attraverso il raccontare storie.

3. Storytelling: esempi

Un esempio mirabile di storie narrate con lo scopo di impartire insegnamenti di vita sono le parabole che Gesù raccontava a moltitudini di persone che si stringevano intorno a lui per ascoltarlo.

L’efficacia comunicativa dello storytelling può essere attribuita a:

  • l’esigenza della mente di chiudere i processi e quindi di conoscere l’esito della storia
  • l’abilità del narratore intesa come
    • capacità di strutturare la storia
    • di utilizzare in modo sapiente volume e tono di voce
    • usare un linguaggio vago che ha effetti ipnotici

4. Storie da raccontare

Raccontare una storia riuscendo a creare aspettative e curiosità nell’ascoltatore stimola la mente a desiderare di sapere come va a finire.

Per raccontare una storia coinvolgente un narratore deve sapere come strutturarla anche se si tratta di una storiella o di un racconto breve.

Storie

Esistono diverse ipotesi riguardo a come si deve impostare una storia anche se la più nota è quella in tre atti.

Nel primo il personaggio, elemento fulcro della storia, ha un obiettivo da raggiungere, un desiderio da soddisfare. Poi accade qualcosa che sconvolge i piani del protagonista e che gli rende la vita difficile.

Nel secondo atto quindi il protagonista affronta tutte le insidie per raggiungere la sua meta agognata fino a raggiungere un apice, il climax, dove accade qualcosa che fa volgere la storia al culmine appunto.

Da qui, nel terzo atto, gli sforzi prodotti dal nostro eroe vengono premiati con il raggiungimento della meta e in questo caso la storia è a lieto fine.

In alternativa, nonostante l’impegno, il personaggio non riesce a raggiungere il risultato desiderato e la storia ha perciò un esito negativo.

Quale che sia il risultato finale tuttavia, la storia, così raccontata, risulterà comunque efficace con l’effetto di catturare e mantenere l’attenzione del lettore o ascoltatore fino alla fine.

La storia ha sempre una morale, un insegnamento più o meno esplicito che l’autore o il narratore vuole trasmettere a uno o più interlocutori.

Per ottenere più facilmente questo può avvalersi di un linguaggio abilmente vago e di strumenti linguistici specifici come le metafore. Questo tipo di linguaggio ha il pregio di riuscire a superare le barriere coscienti e razionali della mente per arrivare a dialogare direttamente con l’inconscio ovvero la parte della mente della quale non siamo consapevoli.

5. Il Milton model nello storytelling

Era esattamente quello che faceva Milton Erickson, ipnoterapeuta di riferimento dell’ultimo secolo, attraverso i suoi famosi racconti ipnotici utilizzati nell’approccio terapeutico con i suoi pazienti.

Egli infatti narrava delle storie con le quali, attraendo l’attenzione del paziente, creava uno stato di confusione nella mente conscia per poi utilizzare delle suggestioni ipnotiche. Attraverso queste ultime stimolava la mente inconscia a ottenere i miglioramenti richiesti o necessari alla persona.

Tutto questo era reso ancor più efficace da un uso sapiente dei movimenti del corpo e della voce in particolare che era in grado di modulare, nel volume e nel tono, in base alle risposte del paziente e al tipo di suggestioni che voleva trasmettere.

Ma cosa accade di così magico nella mente del lettore o dell’ascoltatore?

Durante la narrazione la mente si immerge e si immedesima nella storia e nel protagonista in particolare. Per fare questo la sua attenzione si sposta dall’esterno, dalle informazioni provenienti dai sensi, all’interno cioè ai pensieri, ai ricordi.

Erickson diceva che in tali circostanze si avvia nella mente della persona una ricerca transderivazionale, ovvero la ricerca nell’immenso patrimonio di informazioni della mente inconscia di un significato da attribuire alla storia che sta ascoltando. E tale signifcato sarà del tutto personale e soggettivo perché sarà il prodotto dei pensieri di ogni individuo. Proprio per questa soggettività il significato attribuito sarà quello più utile e adeguato alla persona.

Il linguaggio utilizzato da Erickson nell’ambito delle sue sessioni di ipnoterapia e dei racconti in particolare è stato studiato in modo analitico nel corso di ore di osservazione da parte di Richard Bandler e John Grinder, cocreatori della PNL (Programmazione Neuro Linguistica). Il risultato di tale studio ha portato alla codifica del linguaggio abilmente vago di Erickson in un modello semplice utilizzabile da chiunque e che hanno chiamato appunto Milton model.

Si tratta di schemi linguistici da utilizzare nel raccontare come ad esempio:

  • le metafore (la vita è come un fiume che scorre senza mai fermarsi)
  • la lettura del pensiero (so che pensi che potresti lasciarti andare e rilassarti)
  • le illusioni di scelta (preferisci rilassarti ascoltando la mia storia oppure abbandonandoti ai tuoi pensieri)

Oltre questi ci sono molti altri schemi linguistici nel Milton model che puoi approfondire anche tu per i tuoi scopi.

6. Storytelling: applicazioni

Una applicazione molto efficace per stimolare l’inconscio in modo molto potente è l’uso del modello nella tecnica detta nested loops ovvero delle storie nelle storie. Essa consiste nel creare e raccontare storie all’interno delle quali nascono altre storie e inserire tra queste delle suggestioni ipnotiche molto efficaci perché arrivano più facilmente all’inconscio mentre la mente conscia è distratta dall’intreccio delle storie stesse.

Lo storytelling, l’arte di raccontare storie, storielle e racconti non è altro che uno strumento molto efficace che trova applicazione in molti ambiti come:

  • la pubblicità
  • la comunicazione aziendale
  • la persuasione politica
  • l’ipnosi

a altro ancora.

È un modo per aiutare le persone a comprendere più facilmente concetti che, per la mente conscia, limitata da numerosi pregiudizi, euristiche e stereotipi sono a volte più ostici da accettare. È tuttavia uno strumento e, come tale, può essere utilizzato con differenti intenzioni.

Come sempre tutto dipende dall’obiettivo.

Mappa mentale storytelling
Mappa mentale articolo

Bibliografia

Erickson, M., La mia voce ti accompagnerà. I racconti didattici, Astrolabio

McKee, R., Story, 1997, Omero

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